due tre cose su Andrea e le porte di Lecce


porta musulmani

In mostra presso il Must di Lecce un reportage fotografico realizzato da Andrea Gabellone, giornalista con vari hobby – foto tennis Spagna…

Ci fa vedere come alcune persone vivono la loro religione, con le rispettive comunità. Non chiese, quelle che conosciamo e vediamo continuamente. Ma case normali, accanto a cui passiamo senza neanche immaginare cosa possa esserci dietro, dentro. “Dietro le porte di Lecce”, appunto.

Non sono in grado di esprimere giudizi tecnici sulle foto. Semplicemente mi piacciono, alcune di più. Ma le mie riflessioni sono andate liberamente verso altro.

Far vedere a una vasta comunità di cittadini, i leccesi, cosa può esserci e c’è dietro alcune porte, è una classica operazione giornalistica. Di quelle che raramente ormai si leggono o vedono. Non gli stucchevoli retroscena più o meno inventati, non la ricerca dello scandalo o della macchietta acchiappaconsensi, ma “documenti”. Quelli che ti vengono sbattuti in faccia nella loro assoluta semplicità, nella forza della realtà tipica delle immagini, delle foto. E che ti fanno pensare: esistono altri mondi, proprio qui tra noi, persone come noi che che hanno bisogno, per esempio, di pregare insieme o celebrare insieme il proprio Dio, in loro luoghi. Nascosti, dietro quelle porte, o in mezzo alla strada se le “case” sono piccole, se non riescono ad avere spazi adeguati.

Il mio pensiero è andato a quei documenti, quelle foto, che molti molti anni fa fecero scoprire ai salentini che esisteva anche a Lecce un “dentro il carcere”, un “dentro l’Opis”, il manicomio salentino. Li ricordate? Ricordate quelle foto, quelle persone, quei fotografi, quei giornalisti? Il giornalismo che appassiona è questo.

Andrea ha fatto un’operazione del genere, secondo me. Dovrebbero vederle tutti quelle quaranta foto, quelle comunità di musulmani, sikh, induisti, cristiani. Porte da spalancare! Perché queste persone vivono con noi, accanto a noi.

Ieri sera al Must c’erano i rappresentanti di quelle comunità. Ci è passato il sindaco, gli assessori, anche l’arcivescovo. Momenti di serenità insomma.

Poi ho notato altri due piccoli aspetti, apparentemente secondari. Gli altri giornali e i colleghi di Andrea hanno dato la giusta evidenza a questo suo lavoro. Non sempre succede, a volte la piccola invidia è in agguato… E infine: Paola, la compagna di Andrea, è stata la prima instancabile promoter, con valutazioni e giudizi appassionati sul lavoro di Andrea. Anche questo non sempre succede…

 

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